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| immagine © osteriadegliamici.info |
I due destini si dividono quindi, ma solo momentaneamente. Perché dopo anni di viaggi, successi e brillanti carriere oltre confine, il sogno si infrange per entrambi con la quasi contemporanea morte dei rispettivi padri. Tornano quindi a Roma i due vecchi amici, e si rincontrano. E inizia a farsi strada nei loro cuori un nuovo sogno. Trasformare questo strano destino, la passione per la buona tavola, e l'esperienza accumulata negli anni all'estero, in un qualcosa di "tutto loro."

Nasce così nel maggio 2004, ai piedi del Monte dei Cocci a Testaccio, l'Osteria degli Amici. Un luogo caldo, accogliente, dall'ambiente rilassato e casalingo, dove la cucina di base è romana, ma con un'inventiva e fantasia giovane e allegra che offre una piacevole e inaspettata alternativa al ricco panorama gastronomico della zona.
Sono da sola oggi a pranzo, e quando arrivo 'dagli amici' Claudio e Alessandro, qualche tavolo è già occupato da coppie o impiegati, riconosco due esponenti del mondo dello spettacolo, ambiente al quale appartenevo in un'altra vita. Alessandro, timidissimo mi sorride e vedendomi senza accompagnatore, offre di farmi sedere ad un tavolo appartato. Non amo mangiare da sola, ma c'è qualcosa di confortante in questo posto che non mi fa stare a disagio. Come se fossi a casa di amici, appunto.

La luce delle basse lampade pendenti, il mobilio in legno scuro, unito ai toni caldi delle pareti, adornate da eleganti fotografie in bianco e nero che ritraggono la Città Eterna, rendono le due grandi sale accoglienti e calde. Alessandro si apparta nel suo regno di fornelli dopo avermi raccontato un po' dell'amore per il suo lavoro, "Da bambino tornavo da scuola, e correvo subito nella cucina del ristorante di nonna e mamma." Ho servito gli spaghetti ad Alberto Sordi che avevo solo 7 anni." Arriva anche Claudio che da perfetto oste, subito mi offre un bicchiere di vino. Un calice ghiacciato di leggero Cuvee di Pinot bianco e Pinot grigio marca trevigiana Villa Sandi del 2008. Perfetto per il pranzo, e scende che è una bellezza.

Lascio a Claudio e Alessandro la scelta delle portate, mentre leggo comunque il menù, in cui spiccano voci interessantissime: Carpaccio di polpo con olive taggiasche e pomodoro; Moscardini "alla luciana" su crostone di pane. Oltre ai classici primi romani quali cacio e pepe, amatriciana, carbonara, pajata, sugo di coda, etc. mi intrigano anche i Paccheri con gamberi, zucchine e mentuccia; e la Zuppa di ceci e baccalà. Nei secondi fanno gola il Galletto al limone e il Pollo ai peperoni, che sono certa è come quello che faceva nonna.
Mi arriva un piacevole benvenuto, involtini di melanzane presentati come piccoli pacchettini quadrati, appena fritti con un interno morbido di mozzarella filante e sorpresa di basilico fresco.

L'antipasto è un ode allo "street food" alla romana, e di originale reinterpretazione. Si tratta di uno "spiedino" di mozzarella in carrozza, leggero anche questo, friabile e filante al tempo stesso. La salsina di acciughe che lo accompagna poi, è la morte sua.
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| foto © Eleonora Baldwin |
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| foto © Eleonora Baldwin |
Claudio accoglie i clienti, che ormai riempiono il locale, e fluttuando accanto al tavolo mi riempie nuovamente il bicchiere. Il secondo che mi viene proposto è una vera prelibatezza. Un tenerissimo filetto di vitello avvolto nel lardo di Colonnata, cotto al sangue con una salsina di miele e peperoncino. Ambrosia, punto. Il piccante è presente, ma non invasivo, spezzato dalla dolcezza del miele e dal saporoso lardo. La tenerezza della carne poi, è incredibile. Solo in Argentina avevo mangiato il filetto che si taglia con la forchetta. Ora mi basta attraversare il fiume fino a Testaccio.
Anche se sono sazia, e leggermente ebbra (la bottiglia è a metà, e Claudio ha solo brindato con me con un sorso) non rinuncio al dessert. Conoscendo le mie origini statunitensi, Claudio gioca in casa offrendomi una sfogliatina di mele con gelato alla cannella fatto in casa. Non so come, appare anche un bicchierino di Passito.

Se la croccante sfogliatina alle mele fosse stata del diametro di un pneumatico, l'avrei finita lo stesso. La delicata persistenza nel gelato della spezia che più amo si complementa perfettamente alla mela. Sento in bocca l'imminente sapore del Natale, mentre due amici sulla porta della cucina ridono scambiandosi forse uno scherzo, una complicità, un motivo di allegria.
Questo è sicuramente il posto giusto per assaggiarla in tutte le sue forme.
Questa esperienza è pubblicata anche sul blog Cibando
Tutto il servizio fotografico Osteria degli Amici su Facebook.

































