La tradizione culinaria che si consuma nelle cucine di Checco è unica. Purtroppo, l'uomo ai fornelli è esattamente quello: umano, e nulla può–nemmeno i poteri di un mago–rendere il cibo buono abbastanza per far dimenticare il pessimo servizio di questo ristorante.

La prima volta che sono stata all'osteria (perché è di quest'ultima che si parla qui, quella che offre più o meno gli stessi piatti del ristorante a prezzi più bassi) e non negli ambiente grandi, folcloristici, ricchi di trecce d’aglio (ce n’è più di 30 appese al soffitto), diplomi e menzioni d’onore, richiami alla romanità e soprattutto tante, tantissime foto delle celebrità che si sono sedute ai non distanziatissimi tavoli del lato "ristorante"–è stato in compagnia di un trasteverino VIP. Malgrado questo, una volta seduti ai rustici tavoli coperti da tovaglie di carta, fra un ottimo fritto e deliziosi carciofi alla romana, dolcetti omaggio a fine pasto e portate abbondanti, abbiamo incontrato sempre una punta di maleducazione da parte dello staff. Ma si sa, tutti i ristoranti romani, specie nelle zone di maggiore affluenza turistica, e durante le feste, soffrono la giornata "no." Nella mia personale esperienza, da Checco rappresentano lo standard. Le attese dal momento dell'ordinazone al piatto portato in tavola si aggirano di media intorno ai 40 minuti. E si vede che il più delle volte le comande sostano a lungo al passo prima di essere prelevate dal cameriere, perché sia la gustosa frittata di patate come la storica Gricia o Carbonara che sia, arrivano sempre in tavola tiepidine e non bollenti come ci si aspetta.
La seconda volta, e qui il culmine del cattivo servizio ha raggiunto vette epiche, ho avuto la malcapitata idea di portare da Checco una famiglia di amici venuti in visita da Madrid. Volevo sfoggiare per loro il meglio della cucina tradizionale romana, volevo donare loro uno spicchio di Trastevere rimasto inalterato da quando Claudia, la mia amica, viveva qui ai tempi del liceo. Siccome entrambi lei e il marito amano la buona cucina, apprezzano il buon vino e stimano le mie opinioni in fatto di buona tavola, ho optato per la fama del locale di Via Benedetta. Volevo fare bella figura. Ma avrei dovuto scegliere meglio e non portarli da Checco, ahimé.
Tutto presagiva tregenda, fin dall'ingresso. Sulla porticina dell'osteria, campiva a grandi lettere l'invito ad usare l'altro ingresso, quello del ristorante. Avrei dovuto ricordarmi dello scostante benvenuto ricevuto in precedenza. Una volta entrati e preso posto nel tavolo d'angolo della piccola sala dell'osteria, abbiamo atteso 20 minuti e–annebbiati dalla fame–abbiamo cercato in vano d'incontrare lo sguardo del cameriere. Per accorciare i tempi ci siamo presi da noi i menù stampati su fogli A4 e abbiamo deciso per i classici più romani possibili. Cercando un cameriere che si palesasse, ho osato alzarmi e chiedere se potevamo ordinare. La secca risposta è stata un perentorio "No. Verrò quando ho tempo." Abbiamo atteso altri 15 minuti, poi come se stesse concedendo udienza papale, il nostro cameriere è arrivato al nostro tavolo. Premetto che si trattava di un gruppo di tre adulti e tre bambini, erano ormai le 14 passate e la fame ci faceva stravedere, specie i piccoli.
Alla domanda, "C'è altro vino oltre quello sfuso della casa?", solita risposta che non ammette repliche, un arido "No" detto di spalle allontanandosi, senza nemmeno degnarci di uno sguardo.
Abbiamo ordinato tre Amatriciane, una cacio e pepe, una mezza spaghetti al pomodoro (voce fuori menù, richiesta quindi accolta con espressione gravissima!) e una porzione di cotolette di agnello. Come antipasto una porzione (fredda) di frittata di patate, specialità della casa, che–se solo riscaldata–sarebbe davvero deliziosa. Si tratta di patate lessate schiacciate alle quali viene mescolata la salsa di pomodoro e cipolle (base per l'Amatriciana).
Dopo aver fatto fuori due cestini di pane (da €5 l'uno!), e ricevuto altri sguardi di odio per aver ordinato anche una bottiglia di acqua frizzante, dopo 45 minuti è arrivato l'agnello. Dopo un'ora e un quatrto, ancora nessun segno dei nostri primi. Alla richiesta di un piatto di patate arrosto, altra alzata di occhi al cielo e sbuffi d'insofferenza. Finalmente un'ora e cinquanta minuti dopo esserci seduti, abbiamo potuto mangiare. La mezza porzione di spaghetti era abbondantissima, quasi una doppia e i bombolotti all'Amatriciana come i tagliolini cacio e pepe dal pecorino assai violento e impasto abbastanza sciatto, tiepidi. Le costolette di agnello erano eccelse, come i carciofi fritti che le accompagnano. Alcuni piatti sono anche buoni, ma di certo la fama da lunga pezza non è più commisurata alla qualità. Il conto è stato €82,0o.
Sulla porta della cucina c'è scritto: "Quando cucino io, scansateve". Ce scansamo.
Per fortuna la compagnia era allegra, e abbiamo riso e commentato con spirito il pessimo servizio. I bambini hanno spilluzzicato, ormai sazi di pane e patate. Non abbiamo fatto in tempo a chiedere un caffè perché il nostro vicino di tavolo si è lamentato che eravamo troppo rumorosi.
Credo che non tornerò più da Checco, tipico locale trasteverino. Nemmeno con gli amici "illustri" residenti a Porta Settimiana.
Checco Er Carettiere
Via Benedetta, n.10/13
Tel. 06 5800985
Sempre aperto

La prima volta che sono stata all'osteria (perché è di quest'ultima che si parla qui, quella che offre più o meno gli stessi piatti del ristorante a prezzi più bassi) e non negli ambiente grandi, folcloristici, ricchi di trecce d’aglio (ce n’è più di 30 appese al soffitto), diplomi e menzioni d’onore, richiami alla romanità e soprattutto tante, tantissime foto delle celebrità che si sono sedute ai non distanziatissimi tavoli del lato "ristorante"–è stato in compagnia di un trasteverino VIP. Malgrado questo, una volta seduti ai rustici tavoli coperti da tovaglie di carta, fra un ottimo fritto e deliziosi carciofi alla romana, dolcetti omaggio a fine pasto e portate abbondanti, abbiamo incontrato sempre una punta di maleducazione da parte dello staff. Ma si sa, tutti i ristoranti romani, specie nelle zone di maggiore affluenza turistica, e durante le feste, soffrono la giornata "no." Nella mia personale esperienza, da Checco rappresentano lo standard. Le attese dal momento dell'ordinazone al piatto portato in tavola si aggirano di media intorno ai 40 minuti. E si vede che il più delle volte le comande sostano a lungo al passo prima di essere prelevate dal cameriere, perché sia la gustosa frittata di patate come la storica Gricia o Carbonara che sia, arrivano sempre in tavola tiepidine e non bollenti come ci si aspetta.
La seconda volta, e qui il culmine del cattivo servizio ha raggiunto vette epiche, ho avuto la malcapitata idea di portare da Checco una famiglia di amici venuti in visita da Madrid. Volevo sfoggiare per loro il meglio della cucina tradizionale romana, volevo donare loro uno spicchio di Trastevere rimasto inalterato da quando Claudia, la mia amica, viveva qui ai tempi del liceo. Siccome entrambi lei e il marito amano la buona cucina, apprezzano il buon vino e stimano le mie opinioni in fatto di buona tavola, ho optato per la fama del locale di Via Benedetta. Volevo fare bella figura. Ma avrei dovuto scegliere meglio e non portarli da Checco, ahimé.
Tutto presagiva tregenda, fin dall'ingresso. Sulla porticina dell'osteria, campiva a grandi lettere l'invito ad usare l'altro ingresso, quello del ristorante. Avrei dovuto ricordarmi dello scostante benvenuto ricevuto in precedenza. Una volta entrati e preso posto nel tavolo d'angolo della piccola sala dell'osteria, abbiamo atteso 20 minuti e–annebbiati dalla fame–abbiamo cercato in vano d'incontrare lo sguardo del cameriere. Per accorciare i tempi ci siamo presi da noi i menù stampati su fogli A4 e abbiamo deciso per i classici più romani possibili. Cercando un cameriere che si palesasse, ho osato alzarmi e chiedere se potevamo ordinare. La secca risposta è stata un perentorio "No. Verrò quando ho tempo." Abbiamo atteso altri 15 minuti, poi come se stesse concedendo udienza papale, il nostro cameriere è arrivato al nostro tavolo. Premetto che si trattava di un gruppo di tre adulti e tre bambini, erano ormai le 14 passate e la fame ci faceva stravedere, specie i piccoli.
Alla domanda, "C'è altro vino oltre quello sfuso della casa?", solita risposta che non ammette repliche, un arido "No" detto di spalle allontanandosi, senza nemmeno degnarci di uno sguardo.
Abbiamo ordinato tre Amatriciane, una cacio e pepe, una mezza spaghetti al pomodoro (voce fuori menù, richiesta quindi accolta con espressione gravissima!) e una porzione di cotolette di agnello. Come antipasto una porzione (fredda) di frittata di patate, specialità della casa, che–se solo riscaldata–sarebbe davvero deliziosa. Si tratta di patate lessate schiacciate alle quali viene mescolata la salsa di pomodoro e cipolle (base per l'Amatriciana).
Dopo aver fatto fuori due cestini di pane (da €5 l'uno!), e ricevuto altri sguardi di odio per aver ordinato anche una bottiglia di acqua frizzante, dopo 45 minuti è arrivato l'agnello. Dopo un'ora e un quatrto, ancora nessun segno dei nostri primi. Alla richiesta di un piatto di patate arrosto, altra alzata di occhi al cielo e sbuffi d'insofferenza. Finalmente un'ora e cinquanta minuti dopo esserci seduti, abbiamo potuto mangiare. La mezza porzione di spaghetti era abbondantissima, quasi una doppia e i bombolotti all'Amatriciana come i tagliolini cacio e pepe dal pecorino assai violento e impasto abbastanza sciatto, tiepidi. Le costolette di agnello erano eccelse, come i carciofi fritti che le accompagnano. Alcuni piatti sono anche buoni, ma di certo la fama da lunga pezza non è più commisurata alla qualità. Il conto è stato €82,0o.
Sulla porta della cucina c'è scritto: "Quando cucino io, scansateve". Ce scansamo.
Per fortuna la compagnia era allegra, e abbiamo riso e commentato con spirito il pessimo servizio. I bambini hanno spilluzzicato, ormai sazi di pane e patate. Non abbiamo fatto in tempo a chiedere un caffè perché il nostro vicino di tavolo si è lamentato che eravamo troppo rumorosi.
Credo che non tornerò più da Checco, tipico locale trasteverino. Nemmeno con gli amici "illustri" residenti a Porta Settimiana.
Checco Er CarettiereVia Benedetta, n.10/13
Tel. 06 5800985
Sempre aperto
9 commenti:
Well even with using 3 different online translators I still had trouble figuring this article out. What I did discern is that the staff were rude and the the wait for service and food unacceptable.
Luckily your company was pleasant.
You got the idea, yes. I was so upset at how my friends and I were treated! Unacceptable.
You're learning Italian, Lori!
Ciao friend, thanks for the constant comments.
questa è la media dei ristoranti romani, purtroppo, da evitare assolutamente!
se n'è accorta anche la nostra amica che viene da fuori.
Che brutta figura!
Per fortuna il giorno dopo mi sono ampiamente rifatta portandola alla Trattoria Monti!
vedo che hai gusto, Trattoria Monti non tradisce mai in nessuna occasione.
Caro Anonimo, hai letto la mia recensione della Trattoria Monti? E' quella pubblicata precedente a Checco.
Ciao
...letta letta, è assolutamente un punto di riferimento nella ristorazione della capitale, totalmente d'accordo con quanto hai scritto. ciao
Ma sei sicura di essere andata da checco er carettiere? Comunque la base per l'amatriciana non e' pomodoro e cipolla...se non sai nemmeno questo dovresti astenerti dallo scrivere recensioni su ristoranti romani.
Anonimo~
Si, purtroppo era proprio Checco er Carettiere, e dispiace anche a me doverlo ammettere. Tu sei un/una fan del posto? Il/la titolare?
PS: Lo so benissimo che nell'Amatriciana (romana) non va la cipolla, ma avendo visto e assaporato della cipolla nel condimento della schiacciata di patate servita abitualmente da Checco, mi sono permessa di credere che fosse stata impiegata. Come saprai, esistono due scuole di pensiero–una più "integralista" dell'altra–sull'inclusione della cipolla nell'Amatriciana.
Grazie della tua visita :)
Posta un commento