L'assenza dell'anziano proprietario all'ingresso ha reso l'accesso a questo storica trattoria più agevole: ora basta la prenotazione. Prima, con il vecchio Felice era necessaria l'empatia, "se non gli andavi a genio, non mangiavi."
Di proprietà della famiglia Trivelloni da tre generazioni dal 1936, quella che era una modesta osteria dove i clienti portavano la cena da casa e l’oste serviva da bere, oggi vanta–secondo il New York Times–la fama di essere la miglior trattoria di Roma. Il locale recentemente ristrutturato è accogliente, curato e l'entusiasta squadra di camerieri capeggiata da Franco è giovane, veloce e gentile. Il menù raccontato dalle loro voci è una canzone soave e ritmica, capace di lasciare immaginare a chi la ascolta i sapori che verranno. Seguendo la tradizione romana, ad ogni giorno della settimana corrisponde un piatto tradizionale, che lo chef Salvatore Tiscione prepara sempre con prodotti tipici e di prima qualità. E quindi il lunedì c'è il brodo, la gallina lessa, le polpette di bollito; il martedì pasta e fagioli e spazzatino di vitello alla cacciatora; mercoledì pasta col broccolo romano e lo stracotto di manzo al vino rosso, e poi naturalmente giovedì gnocchi al sugo e coda alla vaccinara; venerdì tutto pesce, e sabato trippa.
In attesa di ordinare, si sbocconcella l'ottimo pane dalla crosticina croccante e dalla mollica compatta, perfetta ad assorbire i sughi e che di conseguenza stimola la scarpetta.
Sempre della tradizione romanesca spiccano i teneri e saporiti involtini al sugo, le varie espressioni del quinto quarto, ovvero la coda alla vaccinara, trippa, lingua, coratella ai carciofi, etc. A seconda delle stagioni, anche i contorni rispettano la cucina locale, e quindi carciofi alla romana, puntarelle in salsa di alici, cicoria ripassata e le deliziose cipolline al pomodoro.
Ma Felice è noto soprattutto per i suoi cavalli di battaglia. Uno di questi è la più buona cacio e pepe del'universo.
Il mito della mantecatura a freddo dei tonnarelli cacio e pepe–specialità che ha reso Felice il tempio di questa antica ricetta romanesca–non è una leggenda metropolitana. Avviene sotto gli occhi dei clienti seduti a tavola e si tratta di una felice (e qui è proprio il caso di dirlo) combinazione di tecnica scientifica ed esperienza, che da vita ad un'esplosione di aromi e quindi una lieta preparazione al gusto.
Image © SenzaPanna
La crema che risulta dalla mantecatura è densa, dalla consistenza decisa, corposa, un insieme che si avvinghia alla pasta come un'amante focosa. I suoi ingredienti–che possono apparire semplici e facili da preparare–esaltano la sapienza del giusto equilibrio tra il vivace e saporito senza mai scadere nell'eccessivamente salato o pepato. I sapori si incontrano dolcemente non prevaricando uno sull'altro. Per chi ha tentato di emulare questa ricetta, sa che non è cosa facile.
Roberto Benigni–cliente da quando non era ancora famoso–per Felice Trivelloni, venuto a mancare due mesi fa–ha scritto: «Felice è un uomo onesto, bravo e giusto/ e quando morirà (a tutti tocca)/ ci sarà in Paradiso un gran trambusto/ Pure gli angeli perderan la brocca/ Cristo lo accoglierà con grande gusto/ Lo abbraccerà con l’acquolina in bocca/ e gli dirà, in mezzo a quel presepe/ “E vai Felì, facce ‘na cacio e pepe!».
Image © SenzaPanna
Il percorso dei sapori è lungo e intenso, e poi arriva lui, il protagonista di fine serata. In occasioni durante le quali si è mangiato tanto, risulta comunque difficile rinunciare quando i bicchierini di tiramisù girano per la sala e il vociare generale è un coro di mugugni di piacere.
Il tiramisù al bicchiere di Felice è–dopo il tonnarello cacio e pepe–un'altra esperienza mistica. Una volta affondato il cucchiarino nel biscotto Novellino ben imbevuto di caffè fatto con la moka e il mascarpone ricamato con scaglie di cioccolato fondente, lo stomaco pieno fa spazio e lo accoglie miracolosamente. Chi ama questo dolce sa quanto è difficile trovarlo buono al ristorante. Non troppo stucchevole, senza liquore (orrore!) e con la giusta dose di caffè non zuccherato. Ma anche gli altri dessert fatti in casa sono degni di nota. Sicuramente vanno provate la crostata ricotta e pere, e il millefoglie al cucchiaio con crema e cioccolato.
Ci si allontana dal locale sazi, cinture slacciate e sorriso ebete. Si trascurano le cifre non proprio da osteria (un po' più alte della media) pronti solo a rilassarsi e godersi la digestione. A tal proposito per facilitarne il processo, consiglio una bella passeggiata per i vicoli di Testaccio, passando accanto ai gabbiotti azzurri del mercato coperto, sfruttando le luci notturne che questa città sa regalare oppure semplicemente godersi lo scrosciare dell'acqua delle fontane e nasoni sapientemente raccolta in secchi abbandonati.
Da Felice
Via Mastro Giorgio, 27/29
Tel. 06 5746800
Chiuso la domenica
Prezzo medio a persona: €40,00
www.feliceatestaccio.com
Di proprietà della famiglia Trivelloni da tre generazioni dal 1936, quella che era una modesta osteria dove i clienti portavano la cena da casa e l’oste serviva da bere, oggi vanta–secondo il New York Times–la fama di essere la miglior trattoria di Roma. Il locale recentemente ristrutturato è accogliente, curato e l'entusiasta squadra di camerieri capeggiata da Franco è giovane, veloce e gentile. Il menù raccontato dalle loro voci è una canzone soave e ritmica, capace di lasciare immaginare a chi la ascolta i sapori che verranno. Seguendo la tradizione romana, ad ogni giorno della settimana corrisponde un piatto tradizionale, che lo chef Salvatore Tiscione prepara sempre con prodotti tipici e di prima qualità. E quindi il lunedì c'è il brodo, la gallina lessa, le polpette di bollito; il martedì pasta e fagioli e spazzatino di vitello alla cacciatora; mercoledì pasta col broccolo romano e lo stracotto di manzo al vino rosso, e poi naturalmente giovedì gnocchi al sugo e coda alla vaccinara; venerdì tutto pesce, e sabato trippa.
In attesa di ordinare, si sbocconcella l'ottimo pane dalla crosticina croccante e dalla mollica compatta, perfetta ad assorbire i sughi e che di conseguenza stimola la scarpetta.
Sempre della tradizione romanesca spiccano i teneri e saporiti involtini al sugo, le varie espressioni del quinto quarto, ovvero la coda alla vaccinara, trippa, lingua, coratella ai carciofi, etc. A seconda delle stagioni, anche i contorni rispettano la cucina locale, e quindi carciofi alla romana, puntarelle in salsa di alici, cicoria ripassata e le deliziose cipolline al pomodoro.
Ma Felice è noto soprattutto per i suoi cavalli di battaglia. Uno di questi è la più buona cacio e pepe del'universo.
Il mito della mantecatura a freddo dei tonnarelli cacio e pepe–specialità che ha reso Felice il tempio di questa antica ricetta romanesca–non è una leggenda metropolitana. Avviene sotto gli occhi dei clienti seduti a tavola e si tratta di una felice (e qui è proprio il caso di dirlo) combinazione di tecnica scientifica ed esperienza, che da vita ad un'esplosione di aromi e quindi una lieta preparazione al gusto.
La crema che risulta dalla mantecatura è densa, dalla consistenza decisa, corposa, un insieme che si avvinghia alla pasta come un'amante focosa. I suoi ingredienti–che possono apparire semplici e facili da preparare–esaltano la sapienza del giusto equilibrio tra il vivace e saporito senza mai scadere nell'eccessivamente salato o pepato. I sapori si incontrano dolcemente non prevaricando uno sull'altro. Per chi ha tentato di emulare questa ricetta, sa che non è cosa facile.
Roberto Benigni–cliente da quando non era ancora famoso–per Felice Trivelloni, venuto a mancare due mesi fa–ha scritto: «Felice è un uomo onesto, bravo e giusto/ e quando morirà (a tutti tocca)/ ci sarà in Paradiso un gran trambusto/ Pure gli angeli perderan la brocca/ Cristo lo accoglierà con grande gusto/ Lo abbraccerà con l’acquolina in bocca/ e gli dirà, in mezzo a quel presepe/ “E vai Felì, facce ‘na cacio e pepe!».
Il percorso dei sapori è lungo e intenso, e poi arriva lui, il protagonista di fine serata. In occasioni durante le quali si è mangiato tanto, risulta comunque difficile rinunciare quando i bicchierini di tiramisù girano per la sala e il vociare generale è un coro di mugugni di piacere.
Il tiramisù al bicchiere di Felice è–dopo il tonnarello cacio e pepe–un'altra esperienza mistica. Una volta affondato il cucchiarino nel biscotto Novellino ben imbevuto di caffè fatto con la moka e il mascarpone ricamato con scaglie di cioccolato fondente, lo stomaco pieno fa spazio e lo accoglie miracolosamente. Chi ama questo dolce sa quanto è difficile trovarlo buono al ristorante. Non troppo stucchevole, senza liquore (orrore!) e con la giusta dose di caffè non zuccherato. Ma anche gli altri dessert fatti in casa sono degni di nota. Sicuramente vanno provate la crostata ricotta e pere, e il millefoglie al cucchiaio con crema e cioccolato.
Ci si allontana dal locale sazi, cinture slacciate e sorriso ebete. Si trascurano le cifre non proprio da osteria (un po' più alte della media) pronti solo a rilassarsi e godersi la digestione. A tal proposito per facilitarne il processo, consiglio una bella passeggiata per i vicoli di Testaccio, passando accanto ai gabbiotti azzurri del mercato coperto, sfruttando le luci notturne che questa città sa regalare oppure semplicemente godersi lo scrosciare dell'acqua delle fontane e nasoni sapientemente raccolta in secchi abbandonati.
Da FeliceVia Mastro Giorgio, 27/29
Tel. 06 5746800
Chiuso la domenica
Prezzo medio a persona: €40,00
www.feliceatestaccio.com
E' vero, una volta ci sono stato e il signore anziano che non sapevo essere proprio Felice, ci ha mandati via malgrado il locale fosse quasi vuoto.
RispondiEliminaAdesso ci voglio tornare.
Complimenti per il nuovo look del blog, molto elegante.
Grazie Anonimo, sono contenta che ti piace la pagina nuova.
RispondiEliminaDicono che da Felice i tavoli erano solitamente prenotati dai molti habitué di quartiere, per questo mandava via i clienti a locale vuoto.
Se ci torni, fammi sapere.
Che fame m'hai fatto venire, Eleonora!
RispondiEliminaMerisi~ Grazie d'essere passata! Buon appetito, allora...
RispondiEliminaCiao... da oggi sono una tua nuova sostenitrice...Complimenti per il tuo blog!A presto Tix
RispondiEliminaTix~ Grazie della visita e del sostegno! Qui pubblico più saltuariamente, ma se ti interessa puoi visitare i miei blog in Inglese Aglio, Olio & Peperoncino e Roma Every Day
RispondiEliminaCiao
Eleonora
Ho visto solo ora il blog e le foto con citazione, ti ringrazio
RispondiEliminaDaniela
Grazie Daniela d'essere passata. Le tue foto hanno impreziosito il post, grazie a te!
RispondiEliminaCiao
Felice è un mito...visiterò più spesso il tuo blog...
RispondiEliminaEnrico
Ciao Enrico, che piacere, grazie d'essere passato. Torna quando vuoi!
RispondiEliminaHi Eleonora,
RispondiEliminaYou're very generous with your comments. I know nothing about cooking but the photos are very good
Hi Eleonora,
RispondiEliminaYou're very generous with your comments. I know nothing about cooking but the photos are very good
oltre a Salvatore Tiscone esiste una seconda chef Loredana Santarelli, o meglio esisteva, da pochi mesi lei e Flavio, l'altro socio, hanno lasciato Felice per muoversi in un'attività indipendente, ora "da Flavio al Velavevodetto" via monte testaccio, locale passato da diverse mani, ora guidato da Flavio con buona sapienza e modestia, in cucina ovviamente Loredana e qualche aiuto. Stile romano, buoni i dolci, locale carino nelle classiche grotte del monte dei cocci e disponibilità di tavolo durante la settimana.
RispondiEliminaGrazie Anonimo per la segnalazione, andrò presto a recensire Flavio!
RispondiEliminaCiao
sia chiaro sempre di cucina romana parliamo, io personalmente non mi aspetto mai molto ...
RispondiEliminavai, recensisci e torna! magari ci vediamo la.
ci ho preso gusto..., sicuramente gia lo conosci, sempre a roma, in via san giovanni in laterano "il Tajut" lo chef/proprietario fa gli onori di casa in maniera eccelsa, l'unica cucina friulana a roma, ricercata, appassionata, amata e fatta con cuore, prodotti del posto presi direttamente dallo chef Giustino nei molti punti slow food sparsi in Friuli.
RispondiEliminaOttimo il Frico, Strudel da provare ed un Picolit eccellente tra le tante varietà offerte.
Salut'
Ciao Anonimo, i tuoi commenti mi fanno piacere! Da Il Tajut non sono mai stata, ma ho in programma di farlo, perché ne sento solo parlare bene.
RispondiEliminaAdoro il frico, sia molle che friabile, essendo poi il Montasio uno dei miei formaggi preferiti. Se poi c'è il Picolit, beh allora...
cara Eleonora,
RispondiEliminaquale posto in città, consiglieresti per una serata a due (amici), eventualmente all'aperto, senza troppe preferenze, qualcosa che abbia lo stile di Monti o giù di li, qualcosa che vale la pena esplorare e che si adatti alla stagione pseudoprimaverile.
grazie !!!!
Ciao Anonimo,
RispondiEliminaall'aperto puoi andate alla Taverna degli Amici a Tor Margana, Sito web oppure l'eccellente Flavio al Velavevodetto Via di Monte Testaccio, 97/99 - Tel: 06/5744194.
Sennò, al chiuso, l'imbattibile Campana alla Scrofa Sito web
Ciao!
Ele
Non sapevo che scrivevi anche questo blog. Ti ho trovato tramite Italian Notebook. Brava!
RispondiEliminaLO CHEF SI CHIAMA SALVATORE TISCIONE....E BRAVISSIMO ED è ANCHE CHEF DOCENTE AL GAMBERO ROSSO..
RispondiEliminaLO CHEF SI CHIAMA SALVATORE TISCIONE....è BRAVISSIMO E DAL 2008 è ANCHE CHEF DOCENTE AL GAMBERO ROSSO DI ROMA.
RispondiEliminaGrazie Anonimo, correggo subito il nome. Pensa che proprio la prossima settimana sarò alla Città del Gusto per una lezione...
RispondiEliminaLUNEDì 14/06/2010 CI SARà UN CORSO DI CARBONARA , AMATRICIANA E CACIO E PEPE.... DI SOLITO QUESTO è UN CORSO DOVE LO CHEF DOCENTE è PROPRIO SALVATORE TISCIONE.... MAGARI AVRAI LA FORTUNA DI CONOSCERLO... CIAO A PRESTO.
RispondiEliminaPurtroppo il corso di Lun 14/6 è già esaurito da quasi un mese. Lo so perché volevo seguirlo! Sarà per il prossimo ciclo...
RispondiEliminaGrazie comunque! Ciao